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Uno schermo di colore e trasparenze variabili: Progetto di PEnSy Spin Off dell’Università di Camerino

19 gennaio 2015 Visualizzazioni: 406 Esterni

La riqualificazione energetica della Scuola di Matematica Unicam

Questa esperienza rappresenta uno dei pochissimi casi in cui si è tentato di coniugare gli aspetti energetici con quelli del miglioramento della qualità architettonica dell’edificio. Il progetto, nato da un’idea dello spin off PEnSy (Pro Energy Systems), che riunisce architetti e ingegneri fisico-tecnici cresciuti all’interno dell’Università di Camerino, si è confrontato con un grande edificio esistente che da sempre divora energia con conseguenti elevati costi di riscaldamento. L’Università di Camerino, grazie alla collaborazione dell’area tecnica, ha sostenuto questa idea presentando il progetto di PEnSy alla Regione Marche, rispondendo a un bando POR/Fesr 2007-2013, che concedeva finanziamenti per la riqualificazione energetica di edifici pubblici. Il progetto ha ottenuto un buon punteggio, rispettando appieno i criteri energetici fissati dal protocollo Itaca, ed ha potuto quindi usufruire dei finanziamenti. La progettazione è stata preceduta da una attenta valutazione delle condizioni al contorno, che hanno influenzato le scelte, come per esempio l’utilizzo di un cappotto termico ad elevate prestazioni per rispondere all’esigenza di un uso prevalentemente invernale (zona climatica E, inverni molto freddi) dell’edificio.

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Il progetto integrato comprende:

• un cappotto termico alle pareti esterne

• nuovo strato di coibentazione sul tetto

• una griglia metallica stirata che ha il duplice scopo di migliorare l’aspetto estetico dell’edificio e di proteggere lo strato isolante sottostante come filtro di mediazione per gli sbalzi termici, garantendo un migliore funzionamento del cappotto mantenendo stabile la temperatura della facciata

• sostituzione delle vecchie finestre con nuovi e più efficienti infissi le cui prestazioni rispondono ai criteri dettati dalle attuali normative

• adeguamento del sistema di riscaldamento esistente.

L’involucro esterno, in particolare, assume un carattere di forte rottura col panorama urbano, ma si inserisce in un contesto edilizio in cui la specifica qualità architettonica è condizionata anche dalla funzione rappresentativa a cui l’edificio deve assolvere. Il risultato è uno “schermo di colore” fatto di cortine forate, come un velo, che creano giochi con diverse gradazioni di trasparenza, grazie alla differente maglia romboidale che crea trasparenze differenti per movimentare la costante cromaticità della facciata. Inoltre, per interrompere la monomaterialità dell’involucro, sono stati inseriti pannelli in zinco titanio, nell’attacco a terra e in piccole porzioni delle facciate laterali. La realizzazione del rivestimento in lamiera pone l’attenzione all’importanza crescente che stanno acquistando le pareti esterne in relazione ai temi del risparmio energetico e della possibilità di sfruttare fonti energetiche rinnovabili: l’involucro esterno risulta, perciò, indispensabile non solo per dare qualità estetica all’edificio, che attualmente appare privo di qualsiasi caratterizzazione architettonica, ma riveste un ruolo importantissimo anche dal punto di vista delle prestazioni termiche dell’isolamento. Infatti la protezione dagli agenti atmosferici, offerta dal rivestimento all’isolante, ne garantisce un funzionamento ottimale e una maggiore prestanza termica, oltre a preservarlo dall’usura, garantendone così maggiore durabilità. Mantiene stabile, dunque, la temperatura della facciata, e migliora l’aspetto esteriore dell’edificio. La tipologia costruttiva “a secco”, sia del cappotto termico, che del rivestimento in lamiera ha permesso di far arrivare in cantiere i singoli componenti pronti per essere assemblati: una struttura di sostegno, ancorata alla muratura portante esistente, e calcolata per resistere alle spinte del vento, sorregge i singoli pannelli. Il progetto prevede anche l’istallazione di pannelli fotovoltaici sul tetto. Questo intervento, rimandato ad un secondo momento, permetterebbe all’edificio, insieme ad una ottimizzazione degli impianti illuminanti termici ed elettrici, di essere autosufficiente dal punto di vista energetico. Completato il primo stralcio di intervento, con il miglioramento delle prestazioni energetiche dell’involucro, si sta mettendo in campo un’operazione di monitoraggio dei risultati ottenuti, tramite rilievi strumentali delle condizioni di comfort interno, per poi valutare l’opportunità di intervenire anche su altri edifici.

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  • Vista d’insieme
  • Vista d’angolo dell’involucro metallico